La Guida Storica della valle Maira (volume primo)
SAN MICHELE PRAZZO
1028 - 2028: le comunità della valle Maira si avvicinano ai mille anni di storia
di Osvaldo Einaudi

Nel 1028 “San Michele di Val Maira” viene citato per la prima volta in un documento storico relativo all’ assoggettamento dei Comuni della media e alta valle al Monastero di Caramagna, da parte di Olderigo Manfredi Conte di Torino e dalla moglie Berta concedendo alle Monache di Caramagna certi “diritti signorili” consistenti soprattutto in tributi di formaggi, cereali ecc…

Secondo lo “storico” Savio, la fondazione di San Michele non è databile anteriormente al V Sec. d.C., poiché solamente con il  Papa Gelesio I (482 – 546 d.C.) si ebbe un incremento del culto dell’Angelo a seguito del miracolo legato alla Sua apparizione nel Gargano in Puglia.

“San Michele”, riappare poi citato nei documenti relativi agli “Statuti dell’ Alta Valle Maira”, datati 5 novembre 1396, come Comune compartecipe di quella straordinaria iniziativa nei confronti del Marchesato di Saluzzo, che porterà nei secoli successivi grandi vantaggi alle comunità di valle sia sotto il profilo economico, che in ambito sociale e culturale.

La redazione della bozza originaria degli “Statuti” fu opera di quattro sapienti (giureconsulti), nelle persone di Odono Luyco di Acceglio, Simone Alamandi di San Michele, Giacomo Aynaudi di Stroppo e Giovanni Girardi di Celle e sembra che fossero stati sottoscritti proprio a San Michele, in virtù dell’ importanza che il Comune aveva all’ interno dell’ Alta Valle Maira.

Territorio e Borgate

Il vallone laterale di San Michele Prazzo è collegato alla viabilità di valle mediante una tortuosa carrozzabile detta “Lausiero” che partendo sul lato destro della strada provinciale, appena superato l’abitato di Prazzo Inferiore, porta alle numerose borgate disseminate sul territorio al quale fa da sfondo il monte Chersogno, giustamente chiamato da qualcuno “il Cervino della Valle Maira”.

A formare l’ormai ex Comune di San Michele, concorrevano quattro rioni (cantoùns) denominati a partire dell’ alto verso il basso: Bial d’la Croso, Trasiér Mesan, Ventobren e Menåvàl e ben 24 borgate, poste in minima parte sulla destra orografica del Rio San Michele (Castiglione, Rabiera, Petrini, Chiotto, Allinei e Bescodone) e tutte le restanti in sinistra orografica (Campiglione, Pellegrino, Ponza, Raina, Oggeri, Villa, Chiesa, Bussonate Inferiore e Superiore, Grangia, Cucculo, San Vittore, Castelli, Allemandi, Falco, Cesani, Ferreri e Decostanzi).

Cognomi e Famiglie

A San Michele di Prazzo, troviamo tutta una serie di borgate dal toponimo “eponimico”, ovvero borgate che hanno assunto come nome, il cognome delle famiglie che più numerose l’abitavano.

Queste borgate, tutte precedute dalla voce “a cò dì……”, poi trasformata in “cò dì …..” ovvero “quel dì ……”, sono: Cò J’Arniou (B.ta Allinei), Cò di Chastel (B.ta Castelli), Cò J’Alamant (B.ta Allemandi), Cò di Farcou (B.ta Falco), Cò di Sezan (B.ta Cesani), Cò di Ferrier (B.ta Ferreri), Cò di Coustan (B.ta Decostanzi), Cò di Ponso (B.ta Ponza), Cò di Jer (B.ta Oggeri) e Cò di Raino (B.ta Raina).

Alcuni di questi cognomi “resistono” (Allinei, Castelli, Allemandi, Cesano e Ponza, mentre i Raina presenti oggi, sono di  insediamento molto più recente), altri cognomi come Falco, Ferreri, Decostanzi, Oggeri, sono cognomi ormai desueti, ma rintracciabili negli archivi storici comunali e parrocchiali. Tra i cognomi maggiormente presenti in loco troviamo gli Allemandi ed i Cesano, che furono anche le famiglie più potenti e blasonate del luogo.

A proposito degli Allemandi, il Nobile Carlo Fedele Savio nell’ Opera “Il Cardinale d’ Arles, Beato Lodovico Allemandi 1382-1450”, scrive: “È costante tradizione nelle terre subalpine saluzzesi, che egli (riferendosi al Cardinale Allemandi) fosse oriundo di San Michele in Valle Maira, nel qual luogo esiste una Borgata ed una torre chiamata degli Allemandi. Tradizioni orali raccontano anche che gli Allemandi fossero discendenti di famiglia nobile dell’Allemagna, al tempo sotto il dominio degli Imperatori Ottoni”.

Altro personaggio illustre della famiglia fu un certo don Enrico Allemandi, parroco di Castelmagno, il quale nel venticinquesimo anno di insediamento nel luogo, commissionò la famosa “Cappella Allemandi”, che diede poi origine al grande Santuario dedicato a San Magno.

Per quanto riguarda i Cesano essi praticarono e tramandarono nel tempo la loro attività di commercio del bestiame, sia in loco che in tutta la Valle e oltre.

Alcune famiglie emigrarono per il mondo e tuttora una famosissima ricercatrice americana in campo medico porta il cognome Cesano. Una teoria forse un po’ azzardata, vuole che anche il celebre pittore Paul Cézanne potrebbe avere antiche radici Sanmichelesi, Cézanne non sarebbe altro che una derivazione dal cognome Cesano, pronunciato in lingua locale: Se’zan.

Analizzando abbiamo poi una lunga serie di cognomi di “chiara” importazione dai comuni limitrofi, come: i  Rosano, gli Olivero, i Casale ed i Marchisio da Acceglio; i Raina, i Pasero ed i Garneri da Elva; gli Isoardi, gli Agnese e gli Abello da Stroppo; gli Einaudi ed i Martino da Castelmagno; gli Ellena e i Tolosano da Marmora; i Porracchia dal Preit di Canosio; i Bersia dalla bassa Valle; i Viano dalla media valle Grana. Persistono poi cognomi autoctoni come: i Lando da B.ta Campiglione; i Morello da B.ta Raina; i Balma ed i Fresia da B.ta Pellegrino.

 

Peculiarità della parlata Sanmichelese

a cura di Renato Lombardo

La parlata di San Michele Prazzo è caratterizzata dal fonema g (g dolce come in giacca) che viene utilizzato analogamente ai più diffusi fonemi ìi (i lunga) o lh (pronuncia: gl) in alcune varianti dell’Oc classico e trova spesso corrispondenza nel fonema gl delle voci corrispettive in lingua italiana.

Si tratta per lo più di voci corrispondenti a quelle che in lingua latina (per lo più latino medievale) contengono in contesto di parola le – li + vocale (Es.: filius=fìj) o presentano i suffissi latini -ilius, -elius, -ileus, -eolus (Es.: melius = miéj), Il fonema g (g dolce) viene espresso convenzionalmente col grafema j o ji.

In posizione finale questa j ha un suono a metà strada tra una c dolce e una g dolce. Una j in posizione finale che si pronuncia g è peraltro già prevista nella Grafia Concordata della Lingua d’Oc Alpina. Lo stesso fenomeno fonetico è presente in Valle Maira anche nella parlata di Marmora.

 

In contesto di parola:

agǜjo: guglia, ago

ajét: aglio (pl.: ji ajét)

bajar: sbadigliare

cajar: coagulare

charamajar: nevicare

fuejo: foglia

grìjo: griglia (?)

gruéjo: guscio

majo: maglia

pajo: paglia

poutìjo: poltiglia, pappa

tajar: tagliare

travajar: lavorare

’vijo: (apocope di dvijo) scopa di ramoscelli (‘vijar: scopare)

vuéjo: voglia

 

A fine parola, come suffisso:

daj: falce fienaia

cunìj: conigli

‘vijo: scopa di ramoscelli

fìj (fijet, fijo): figlio (figlioletto, figlia)

fuéj: foglio

grìj: gheriglio

grìj: grillo, cavalletta

miéj: meglio

parej: così (pareglio, Dante “…pareglio a l’altre cose …)

pousaj: secchia di legno (Pozzaglio, comune in prov. di Cremona dal lat. putealius)

souléj: sole

uèj: occhio

viéj, viéjo: vecchio, vecchia (vegliardo)

 

Inoltre

lei = nij pronome pers. 3a pers sing.

I, gli = ji articolo determinativo maschile plurale davanti a vocale: ji aze (gli asini), ji estroup (le greggi), ji ouvét (gli ovetti)

gli = ji pronome pers. indiretto prima del verbo: ji fàou (gli faccio), ji tirou (gli sparo)

-gli, -li = ji pronome pers. diretto o indiretto, dopo un verbo: dounaji (darli, dargli), faji (farli, fargli), dounàjine (dargliene), piàji (prenderli, prendergli), tirji! (buttali!, sparagli!), piji! (prendili, prendigli!!)

agli = aji preposizione articolata davanti a vocale: aji ome (agli uomini)

degli = dji preposizione articolata davanti a vocale: dran dji uéj (davanti agli occhi), ‘Co dji Alamant o ‘Co dji Olamant (la borgata Allemandi / Allamandi).

 

Eccezioni (incongrue)

bìo: biglia

bioùn: tronco

gai: ghiandaia (però gaj = pezzato, chiazzato)

piàr: pigliare

raiar: perdere liquido, detto di un recipiente

 

Dubbi:

faggiola: la fajo

fragola: miolo

ghiandaia: gai

pezzato: gaj, gajo

stomaco del pollo: prijèr

vegliare: vejar

svegliare: dervejar

caglio: caj

perdere liquido detto di un recipiente: raiar

setaccio: sernèj

ij escrup: ji escrup? avanzi di mangiatoia

ji ambourij: gli ombelichi?

ji estroup

ji escabot

Ji oùnguios

 

Bibliografia:

“Maira”, una valle per quattro stagioni, edito dalla Comunità Montana Valle Maira

Beato Ludovico Allemandi : il cardinale d’Arles : 1382-1450 / Carlo Fedele Savio. – S.l. : s.n.!, 1935 (Alba : S. Paolo). – 116 p., 15! c. di tav. : ill. ; 19 cm.

Il Drago, n° 9 anno XXVIII, per l’articolo del Prof. GERARDO Umberto: un intervento urgente;

Il Geometra della Provincia Granda n° 2 – 2011

 

L’ex Municipio, posto di fronte alla Chiesa Parrocchiale, fu sino al 1928 sede Comunale di San Michele Prazzo e, successivamente, fino agli anni 1980, adibito a Scuola Elementare, ospitando altresì l’ufficio postale e l’ambulatorio medico.

La sua costruzione fu iniziata nell’anno 1849 e terminata nell’anno 1854, fatta eccezione per i lavori di decorazione della facciata principale che vennero appaltati ed eseguiti nell’anno 1864.

La stesura del progetto iniziale fu affidata al misuratore Eynaudi Giò Domenico di S. Michele Prazzo (B.ta Villa); gli elaborati che comprendevano un “calcolo dei  lavori” (preventivo) ed un “disegno” riportante la Pianta del Piano Terreno e del Piano Primo sono datati 19.05.1849.

Le dimensioni dell’ edificio, erano mt. 14,30 x mt. 13,30 (la costruzione del secondo piano fu decisa solo in un secondo tempo a lavori iniziati) ed il costo previsto per la sola fornitura di mano d’ opera ammontava a £. 3.492,32.

Nei mesi immediatamente successivi alla stesura del primo progetto redatto come sopra detto dal misuratore Eynaudi, questi venne integrato, e parzialmente modificato da altri elaborati predisposti dal Geom. Francesco Dematteis di Cuneo in data 26.06.1849.

Gli elaborati di progetto redatti dal Dematteis comprendevano: – una relazione; – una nuova perizia di stima (che eleva l’importo delle opere da £. 3492,32 a . £. 4.055,33), i capitoli speciali e le istruzioni.

Il progetto venne esaminato e favorevolmente accolto dal Consiglio Comunale di S. Michele Prazzo con delibera del1’8 luglio 1849, che viene di seguito trascritta:

Comune di S. Michele. Verbale del Consiglio Delegato, portante accettazione di progetto per l’ erezione di una nuova Casa Comunale ed accessori, alloggio del maestro, locale per la scuola e capitoli per l’appalto.

L’anno del Signore 1849, addì otto del mese di Luglio e nella solita sala consigliare, presiedendo l’Ill.mo Sig. or  Sindaco Castelli  Bernardo  e  con l’opera del Segretario  infrascritto ,  si è radunato il Consiglio Comunale previe le prescritte formalità legali, nel  quale  intervengono oltre il prefato Sig. or  Sindaco e i Signori Eynaudi Giovanni Domenico e Garneri Antonio consiglieri  comunali, il  Consiglio delegato.

Al qual consiglio il Signor Sindaco presenta il (…) dell’Ill.mo Sig. or Intendente Generale 30.06 (…) nel quale gli trasmette il nuovo progetto per l’erezione della  Casa Comunale,  in  data 26  di  detto  mese compilato  dal  Signor  Geometra  Francesco Dematteis in surrogazione del progetto compilato dal Sig. Eynaudi misuratore Giò Domenico, composto di Relazione intorno al progetto del Sig.or Eynaudi, Perizia di Stima delle opere da eseguirsi per detta costruzione, capitolati speciali ed istruzioni da operarsi nell’ eseguimento dei lavori e  disegni  del  fabbricato,  quali  documenti  letti  sono  stati  dal  Segretario  infrascritto d’ ordine del Signor Sindaco, letti a chiara ed intelligibile voce al Consiglio, ed in obbedienza al predi sfato dispaccio fare istanza al Consiglio di deliberare sulla accettazione di tale progetto in surrogazione di quello del Sig. or Eynaudi e proporre in pari tempo, nel caso affermativo, i capitoli addizionali sotto cui debba seguire il deliberamento all’incanto e verificare ad un tempo se si possa o non nel corrente anno far fronte coi fondi in proposito stanziati alla spesa occorrente per portare l’ opera sino a tetto coperto.

Il Consiglio     avuta     lettura     di     tutte    le     sovreccitate    carte (…) che sostanzialmente il Signor Dematteis non si sia discosto dal progetto del Signor Eynaudi, compilato questo di concerto con l’ Amministrazione salvo che avrebbe introdotto alcune variazioni d’abbellimento e l’ aggiunta di alcune porte finestre  per cui avrebbe aumentato il prezzo da esporsi agli incanti di  £ 563 e portando il prezzo totale a £ 4.055,33, qual aumento proviene dal maggior numero di porte (…) all’aumento di alcune opere (…) si come è scritto nella sua relazione intorno al progetto del Signor misuratore Eynaudi.

Che la stagione propizia alla fabbricazione sarebbe già assai avanzata e non si potrebbe più ulteriormente ritardare l’ appalto dell’ impresa onde poter quanto prima dar principio alle opere, che se dovesse ancora trattenersi qualche tempo per introdurre variazioni o modificazioni, si dovrebbe per necessità protrarre il cominciamento dei lavori all’ anno venturo ed il Comune sarebbe sempre ancora per un anno di più privo del fabbricato in discorso che è cotanto d’assoluta urgenza e necessità.

Vista la deliberazione del Consiglio Comunale della scorsa tornata 8 maggio scorso colla quale questo consiglio delegato sarebbe incaricato di accettare e praticare ogni incombente per devenire alla costruzione della suindicata casa.

Ritenuto che il comunque avrebbe già disponibile per questa erezione la somma di £ 1.650 (comprese di £.300 allegate nel bilancio del corrente anno) e che il prezzo che risulterà dal deliberamento a seguire agli incanti si potrebbe operare in sei eguali rate e che nel corrente accorrerebbe al più di operare il pagamento delle prime due (…) e che nel corrente anno si possa portare l’ opera a tetto coperto e poi (…) delibera dì   accettare  in   ogni  sua  parte  il  progetto  del  Sig. or  Geometra   Francesco   Dematteis   in  surrogazione di quello  del Sig. or misuratore Eynaudi  e mandarsi il medesimo  esegui.re  con procedere al più presto possibile ali (…) degli incanti pel deliberamento a termine dell’ ordinato 264 della Legge 7 ottobre 1848, in vista che sarebbe questa Comunità in grado di poter disporre la somma sufficiente per far fronte alla prime due rate, stabilendo per base del contratto le seguenti capitali addizionali.

1° L’asta pel deliberamento verrà aperta in questa sala Comunale, il giorno ed ora che verranno indetti nel tiletto, avanti il Consiglio Comunale delegato sul prezzo in totale di £ 4.055,33 su cui avrà luogo la diminuzione di un tanto per cento e l’ appalto verrà deliberato all’ultimo miglior offerente all’estinzione naturale della terza ed ultima candela vergine.

2° Il deliberamento seguirà sotto l’osservanza dei singoli capitoli portati dalla perizia, capitolati e disegni compilati dal Sig. or Geometra Francesco Dematteis in data 26.6 ultimo scorso dei quali ognuno potrà averne visione in questa sala Comunale in ogni giorno dalle ore 8 di mattino sino alle 12.

3° Il deliberatario verrà obbligato rispettivamente eseguire le opere cadenti in appalto nel modo preciso portato dai capitoli relazione e disegno.

4° Le opere cadenti in appalto sono quelle portate dal ridetto progetto.

5°ll prezzo riisultante dal Deliberamento verrà pagato al deliberatario in sei distinte uguali rate, la prima all’ epoca dell’incominciamento dei lavori, la seconda allorché verrà portata la costruzione a tetto coperto, la terza all’ epoca di incominciamento dei lavori interni, la quarta al compimento delle opere, la quinta all’atto della (…) e la sesta sei mesi dopo.

6° Il deliberatario sarà tenuto di passare avanti il Consiglio delegato l’atto di sottomissione con idonea e risponsale cauzione per l’esatto adempimento degli obblighi e oneri portati da detti capitoli.

7° L’ (…) per la diminuzione del decimo a termine dell’ art. 267 della Legge 7 ottobre 1848 sono stabiliti a giorni 8 determinati nel giorno che verrà indetto sul tiletto.

8° Il deliberatario tosto ricevuto l ‘ ordine dalla Comunale Amministrazione, dovrà dar inizio ai lavori di fondazione e dovrà continuarli senza interruzione con un numero non minore di 8 operai sino alla completa loro ultimazione, tralassiandoli solo nella stagione che non è favorevole per la costruzione della muratura e dovrà fare il secondo (…) tutto ottobre  del   venturo   anno   1850   sia   la   casa   ultimata   e   debba   rimettere   le   chiavi   all’ Amministrazione. Del resto dovrà il deliberatario operare in tutto e per tutto il capitolato Dematteis salvo in ciò che è variato col presente.

9° Le spese d’ incanto, di deliberamento ad eccezione non che quelle della collaudazione saranno a carico dal deliberatario.

La presente deliberazione si manda (…) all’Ill.mo Signor Intendente Generale unitamente a detti disegni, perizia, relazione, ecc., ecc. Segretario Abello Giò Giacomo.

Seguì l’appalto dei lavori che con delibera del 7.8.1849 furono affidati al Geometra Gioanni Antonio Garneri fu Signor Notaio Pietro nato e residente ad Elva per £ 3.480 e a seguito di ribasso nei termini appaltati in modo  definitivo  al  Reverendo Delpiano Don  Antonio, già parroco di S.  Michele, per il prezzo di £ 3.050,  con delibera del 18.8. 1949 (all’ appalto parteciparono oltre al Sig. or  Garneri e al Reverendo Don Delpiano Antonio, il Sig. Tolosano Giacomo fu Giorgio del luogo, il Sig. or Lombardo Giovanni capomastro di San Damiano, Baggio Giuseppe fu Bartolomeo nato a Biella e dimorante a Dronero, Giudice Francesco fu Carlo, capomastro da muro, di Caraglio).

Con atto deliberativo del 23.9.1849 , venne poi bandito un concorso tra gli abitanti per la fornitura del materiale, seguì una sottoscrizione di 127 particolari.

In data 5.5.1850 il Consiglio approvava una variante al progetto iniziale che prevedeva sostanzialmente la sopraelevazione dell’edificio che prevedeva la costruzione di un secondo Piano da adibire ad alloggio del segretario comunale, rimandando, l’ultimazione delle rifinizioni del piano Terreno per mancanza di fondi.

I lavori proseguirono alacremente ma non furono certamente ultimati come previsto nel 1850, ma si protrassero negli anni successivi, in quanto collaudati in data 2.8.53 dall’ Arch. Bono Antonio.

Nel corso dei lavori non mancarono certamente problemi e malcontenti, come dimostra un esposto indirizzato all’ Intendente Generale e sottoscritto da parte dei Consiglieri e da privati.

Lo stesso Arch. Bono Antonio con perizia del 7.8.1853, quantificò la spesa necessaria per l’ultimazione del Piano Terreno e la costruzione di opere di risanamento al muro perimetrale lato notte intaccato dall’umidità, in  £ 180,20.

I lavori della casa comunale ebbero termine con la decorazione della facciata sud dell’edificio avvenuta nell’ anno 1864.

A proposito del valore artistico e dello stato di incuria e degrado in cui versa la facciata del palazzo, prima dei lavori di restauro generale, effettuati con grande maestria dalla ditta Ariaudo Sergio di Caraglio nell’ anno 2000, il Prof. Gerardo Umberto, scriveva sul mensile “Il Drago”  (n.9 Anno XXVIII): “Un intervento  urgente. Chi  capita per  la prima volta sulla piazzetta di San Michele di  Prazzo rimane a  bocca aperta davanti agli affreschi della facciata dell’ex palazzo comunale.

Lì il Risorgimento rivive in personaggi emblematici come Vittorio Emanuele II, il Conte di Cavour, il generale Lamarmora; è rappresentata anche l’Italia come donna belloccia, dalle forme promettenti, secondo l’ allegoria patriottica del secolo.

Ciò che stuzzica la curiosità è però la scritta in alto a sinistra, sull’immagine di uno stendardo: “Libera sia Roma l’ Italia  e il mondo Poi la morte ci riconduca a Dio. Il Municipio di San Michele. – 1864-“.

Nel 1864 Roma non era ancora “libera”, anche se si aspettava l’occasione buona per strapparla al Papa e annetterla all’Italia. Che la libertà fosse un diritto di tutti, dell’Italia come del mondo, era l’ideale di liberali e repubblicani non completamente assimilato dalla cultura di quel tempo: si pensi al faticoso affermarsi della democrazia nelle varie nazioni, e al Sillabo del papa Pio IX che proprio nel 1864 confermava la condanna del pensiero liberale e degli “errori” delle libertà  democratiche.

La scritta esprime poi la serena accettazione del destino della morte e del ritorno a Dio, ma vi si può ritrovare un duplice significato: una dichiarazione di religiosità oppure un’orgogliosa affermazione di autonomia del Comune, in polemica con i clericali del tempo.

È interessante leggere il verbale della seduta e la delibera che in San Michele, allora Comune autonomo, il Consiglio Comunale assunse “nell’anno del Signore mille ottocento sessanta quattro, addì 28 del mese di agosto…” in “convoca straordinaria”.

La ragione della convocazione fu la presenza in S. Michele di “pittori per dipingere la chiesa parrocchiale, i quali per l’ occasione che si trovano in paese si dichiarano pronti agli ordini del Comune mediante  un prezzo discretto (sic)”. L’autorizzazione alla trattativa e alla delibera d’urgenza era stata concessa dal prefetto di Cuneo il 22 agosto.

Il Consiglio Comunale, considerando che l’ornamento della facciata del palazzo comunale era “un mezzo facile per illustrare gli uomini celebri della nostra età i quali favorirono il moto italiano e contribuirono di più alla costituzione del regno medesimo…” e che quella era “un’occasione favorevole per propagandare il principio d’italianità…”, deliberò di accettare la proposta del consigliere “Garneri D. Spirito Professore”.

Il Consiglio si accordò con il pittore Agnese Francesco di Caraglio, socio del pittore “Signor Cavaliere Francesco Gautiero” sui seguenti punti: “1° Doversi dipingere due figure al naturale rappresentanti l’una l’Italia, l’altra il Re; 2° Doversi parimenti dipingere due seconde figure con solo busto, rappresentanti il Conte Camillo Cavour ed il Generale Lamarmora; 3° Doversi ornare convenientemente secondo le indicazione date e da darsi la facciata medesima; 4° Doversi dipingere con ornati convenienti la sala del consiglio e ciò con il corrispettivo prezzo di £ 450, da pagarsi in due anni …”.

La delibera non menziona la scritta in alto a sinistra di cui ho parlato in precedenza, ma si può pensare che essa sia stata suggerita dallo stesso professore Garneri.

La decisione non fu unanime: su tredici consiglieri presenti uno si astenne senza fare osservazioni, e un altro votò contro, e anche di quest’ultimo non sono riportate le motivazioni, forse non manifestate o inopportune.

Non so se in Provincia vi siano casi simili di affreschi all’aperto, di argomento politico e patriottico, deliberati dalle comunità e a proprie spese. La straordinarietà del caso può far  credere che il Risorgimento fosse, a S. Michele, sentito in modo profondo, e che su di esso vi fosse un appassionato dibattito, con favorevoli e contrari. Oppure si può pensare che i consiglieri,  in gran parte ignoranti e analfabeti  per colpa del loro secolo,  abbiano  accettato   la proposta sopraffatta dall’enormità degli argomenti che non ammettevano replica.

A noi resta, forse per poco tempo un esempio della presenza, ai confini del Regno, dell’idea di patria, e del senso dello Stato allora in formazione.

Forse per poco tempo: infatti l’affresco sta andando in rovina; si staccano pezzi di intonaco, il tetto del palazzo è da rifare, le figure e le scritte sbiadiscono.

Si deve intervenire, il Comune, la Comunità Montana, la Regione , ecc.

Non possiamo accettare che un momento importante del cammino civile di un paese che viveva ai margini della storia, ma che in essa voleva ritrovarsi sia cancellato dal tempo e dall’incuria. In questa volontà di attaccamento alle nostre radici dobbiamo riconoscerci tutti, anche se il Risorgimento, oggi,  è variamente giudicato.

Come sopra accennato, le cose andarono per il verso giusto e nell’autunno del 2000, quasi increduli del risultato dei lavori, ci trovammo in tanti all’inaugurazione del tanto sospirato intervento di restauro pittorico della bellissima facciata, vi invito a visitarla, ne resterete meravigliati!

 

  

La Chiesa Parrocchiale di San Michele Prazzo, dedicata a San Michele, fu edificata per iniziativa del Parroco Don Antonio Delpiano di Celle Macra, negli anni 1834/1835, sulle rovine di quella preesistente di stile “romanico” del XIII secolo, di cui rimangono conservati l’abside e il campanile a cuspide.

Gli affreschi sulla facciata furono eseguiti nel 1864 dai pittori Francesco Agnese e Francesco Gautiero di Caraglio, e rappresentano, guardando frontalmente la facciata della chiesa: in alto, nel triangolo delle falde del tetto, il Dio Creatore; nella fascia appena inferiore la scritta “ELEGI LOCUM ISTUM MIHI IN DOMUM” pronunziata dal Dio Creatore (Ho scelto questo luogo come mia dimora); nella facciata principale a sinistra, Gesù Cristo Salvatore nell’ atto di benedire; nella facciata principale, centralmente sopra la porta di ingresso alla Chiesa, San Michele Arcangelo che sconfigge il demonio;  nella facciata principale, a destra, Mosè con le tavole della legge; nella facciata laterale sinistra, più bassa rispetto alla facciata principale, è rappresentato Sant’Antonio; nella facciata laterale destra, più bassa rispetto alla facciata principale, è rappresentato San Chiaffredo.

Il fondo si presenta di diverse tonalità di colori, che variano dal “giallo ocra” al “grigioverde” e al “verde oliva”, ed è arricchito da ornamenti in “finto marmo” e “finte pietre” sugli spigoli delle “facciate” laterali.

Le “Tétes coupées” conservate nella Chiesa Parrocchiale di San Michele, ad ornamento dei pilastri, anche se risalenti al Medio Evo, testimoniano comunque tradizioni e forme di culto pagano, sopravvissute alla romanizzazione e cristianizzazione, pur avendo perso del tutto il loro originario significato “Celtico”, l’interno della Chiesa, completamente affrescato, è di pregevole fattura, da segnalare il fonte battesimale ed il confessionale e l’acquasantiera posta sulla sinistra dell’ ingresso secondario della Chiesa.

A proposito di quest’ ultima avevo fatto pubblicare un mio articolo sul bollettino parrocchiale “Auto Val Mairo – Ottobre 2013”, che ripropongo qui di seguito.

“Da sempre quella misteriosa scritta che compare alla base dell’acquasantiera posta sulla sinistra dell’ingresso secondario della chiesa parrocchiale di San Michele, mi aveva incuriosito ed intrigato.

Ogni volta che avevo occasione di accompagnare un esperto a visitare la nostra bella chiesetta, mai dimenticavo di porgli la domanda: “sai per caso decifrarmi quella scritta? Sinora la risposta era sempre stata la stessa: “No!”. Fino a quando due miei carissimi amici che, mentre cercavano di “dipanarmi la matassa”, prima di demordere, proposero: “E sé prouvesoun encaro à l èse lascricho al countrari?”, “ e se provassimo a leggere la scritta al contrario?”

Ed ecco come d’incanto apparire ai  nostri occhi la scritta “S. Catalina”!

Semplice no? Ma se non ci fossero stati Renato Lombardo e Gianpiero Boschero chissà quanto avrei dovuto aspettare per soddisfare la mia curiosità.. . Forse troppo, per la mia età!

A questo punto, fatte le debite considerazioni, siamo giunti alla conclusione che la base dell’ acquasantiera doveva essere in origine il piedistallo della statua di Santa Catalina, successivamente scavato al suo interno, (senza tenere conto dell’orientamento della scritta, o forse proprio per renderla illeggibile) e trasformata così in acquasantiera con l’aggiunta della sovrastante pregevole cornice, in materiale diverso dal primo. La nostra Santa Catalina dovrebbe trovare riscontro in Santa Catalina d’Alessandria d’Egitto, vergine martire, nata nel 287 e morta nell’anno 305 d.C., e che è venerata Santa dalla Chiesa Cattolica e da quella Ortodossa e si festeggia il 25 novembre.

Secondo la tradizione, Catalina era una giovinetta egiziana bella ed istruita, figlia di re. Nel 305 d.C. un imperatore romano, Massimino Daia, s’invaghì di lei nel corso di una grande festa pagana tenutasi ad Alessandria d’Egitto con sacrifici di animali in onore degli Dei. Catalina si rifiutò di condividere questi riti e addirittura si fece portavoce presso l’imperatore affinché riconoscesse Gesù Cristo come redentore dell’umanità, argomentando le sue tesi con profondità filosofica. L’imperatore Massimino Daia, turbato dalla profonda cultura della giovane, convocò un gruppo di “rettori” per cercare di convincere la futura Santa al paganesimo.

Non solo i rettori non riuscirono nel loro intento, ma furono essi stessi convertiti al Cristianesimo dall’eloquenza di Catalina. L’imperatore ordinò la loro condanna a morte e, dopo l’ennesimo rifiuto a redimersi, sentenziò anche la medesima condanna per Catalina. La ruota dentata, strumento di morte prescelto, si ruppe e Massimo Daia la fece decapitare, secondo la leggenda il suo corpo fu trasportato dagli Angeli sul monte Sinai nel VI secolo d.C., nel luogo dove oggi si trova un monastero a lei dedicato.

 

 

Oggi saranno rimasti in pochi, quelli che percorrendo “la lausiero”, comodamente seduti su un’autovettura, penseranno ai disagi della popolazione di S. Michele, prima dell’apertura della “nuova” strada carrozzabile, che collega Prazzo Inferiore a Borgata Chiesa e dei pesanti sacrifici degli operai impegnati nei massacranti lavori di costruzione del nuovo tracciato!

A distanza di oltre ottant’anni dalla sua realizzazione, vale ancora certamente la pena fermarsi un momento ad osservare il “serpeggiante” tracciato della strada, la maestria e l’imponenza dei muri di sostegno dei tornanti costruiti in “pietra a secco”.

Lo “storico” Savio, nel suo opuscolo dedicato al Beato Lodovico Allemandi, dedica alcune paginette all’importante opera, che riporto integralmente di seguito.

“Al presente da Prazzo si sale a San Michele per comoda strada, praticabile da automobili, graziosa a vedersi nelle giravolte mascherate di arbusti e negli archi a monte per sostegno di alte ripe franose e nelle linee severe del parapetto che la fiancheggia a valle.

Lunga sarebbe la cronistoria della costruzione della nuova strada che aprirà al progresso il paese San Michele Prazzo; sebbene brevemente, ne accenniamo le date più salienti.

Dall’inizio del 1900 era stata chiesta l’autorizzazione ad annoverare la strada di allacciamento tra San Michele e Prazzo tra le strade mulattiere ed il 28 Novembre 1907 la strada venne inscritta nel piano regolatore della nostra Provincia; piano approvato con D.M. il 30 gennaio 1910 con N.o 1616.

Senonché il Cav. Cesano Michele, Sindaco di San Michele sin dal 1915 ed in seguito l’Ex-Maresciallo Allinei G. Costanzo, sindaco successore, essendo Segretario del Comune l’Insegnante Rosano Giuseppe, inoltrarono proposte perché la strada anziché mulattiera avesse le caratteristiche tecniche proprie della carreggiabile con metri 4 di larghezza. L’11 Agosto 1924 l’Ufficio del Genio Civile di Cuneo riferisce al Ministero dei LL.PP. in merito alla deliberazione del Consiglio Comunale di San Michele e vi annette il parere favorevole.

Il Ministero dei LL.PP. tenne in benevola considerazione la petizione della deliberazione Comunale e la approvò in riferimento alla Legge del 15 Luglio 1906 che decretava la costruzione della carreggiabile dalla Sede del Palazzo Comunale di qualunque comune alla carreggiabile provinciale e con dispaccio del 25 gennaio 1922, N.o 7657, (accolse) la domanda del Consiglio Comunale, le proposte dell’Ufficio del Genio Civile ed invitava il Genio Civile stesso ad eseguire la prescritta visita collegiale con un Rappresentante dell’Ufficio Tecnico Provinciale per la determinazione del tracciato. La visita venne effettuata il 23 marzo 1922 (il ritardo fu dovuto alle abbondanti nevicate dell’anno) dai Sigg. Ing. Cav. Gherardo Cavallo e geom. Cav. Tassoni per Genio Civile e Ing. Cav. Tommasina dell’Ufficio Tecnico Provinciale, essendo allora sindaco Allinei Giov. Costanzo. Nella relazione furono prospettate due soluzioni: l’una passante a destra del Rio S. Michele con termine poco sotto Prazzo Superiore, soluzione caldeggiata dal bravo Maestro e Geometra Sammichelese Cav. Allemandi Spirito Antonio, la seconda a sinistra del Rio con termine a Prazzo Inferiore, e stata di poi adottata su decisione del Ministero dei LL.PP. perché più economica ed attraversante terreni più stabili.

Il progetto è stato redatto dal distinto ed abile Sig. Ingeniere Cav. Gherardo Cavallo nel 1923-1924 e trasmesso al Ministero il febbraio 1925 per l’approvazione. La lunghezza della strada doveva essere di m. 4957,50, larghezza di m. 4, la pendenza massima della stessa di m. 8%, il dislivello totale della stessa di m. 337 e cioè da m. 1011 (alt.s.m.d. Prazzo) a m. 1348.

L’importo complessivo delle spese per la costruenda strada era di L. 2.135.000.

Tale progetto ed importo venne approvato dal Consiglio Superiore dei LL.PP. il 28 maggio 1925, ma per deficienza di fondi fu ritornato all’ufficio del Genio Civile in Cuneo.

Nel 1927 fu esaminato il progetto dall’Autorità Militare (perché zona militarmente importante), che lo approvò.

Finalmente nel 1929, per merito del Capitano Cav. Rivero Luca Podestà di Prazzo e San Michele (collegato a Prazzo dal 1928) e per interessamento del Cav. Avv.to G. Battista Calandra di Unerzio, il Ministero dei LL.PP. ordinò l’esecuzione del progetto della costruenda  Strada.

I lavori furono iniziati il 4 Novembre 1929, dapprima in economia diretta per sollievo della disoccupazione ed in attesa dell’appalto che fu indetto il 26 giugno 1930 a Roma fra numerose Imprese. L’appalto venne aggiudicato all’Impresa Sig. Voli Giuseppe, di Cartignano Macra col ribasso dell’11%… Però la spesa preventivata di L. 2.135.000 venne sorpassata per altre opere aggiunte e specie per i lavori progettati per l’ingrandimento ed abbellimento della piazza di San Michele. I lavori sulla piazza di San Michele consistono nell’abbassamento del livello della piazza antica di m. 1,40, nell’abbattimento di varie costruzioni basse della Casa Canonica e della Casa di proprietà del Sig. Tolosano Antonio, nella cinta al piazzale della Chiesa di 16 colonnine riunite con catena, (1) nella costruzione di ampia gradinata per l’accesso alla Sede delle scuole Comunali, già sede del Palazzo Comunale.

L’inaugurazione della bellissima e comodissima strada verrà fatta in occasione del Centenario della costruzione della Chiesa Parrocchiale e cioè il 30 Settembre 1935, XIII.o e. f.”.

Da mia madre (all’epoca ancora bambina, ma già attenta “osservatrice”)  ho avuto più volte modo di sentire raccontare del fatto che la maggior parte degli operai della ditta “appaltatrice” fossero “veneti”.

Negli anni 1930/35, gli operai si stabilirono in B.ta Chiesa (senza peraltro integrarsi mai bene con la popolazione locale), presso abitazioni private e locande.

La domenica mattina era dedicata da questi “tenaci e infaticabili” lavoratori, alle pulizie personali e di conseguenza le fontane della Borgata venivano trasformate in bagni pubblici…

La domenica pomeriggio, che poi doveva rappresentare l’unico momento di svago e di riposo della settimana, finiva spesso per trasformarsi, complice qualche bicchiere di “rosso” in troppo, in turbolenti risse con la gioventù del posto.

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