La Guida Storica della valle Maira (volume primo)
L’architettura e la storia delle valli
1028 - 2028: le comunità della valle Maira si avvicinano ai mille anni di storia
di Luigi Massimo

Un’analisi dell’antica architettura delle valli alpine permette di dedurre molte informazioni sulla storia e sull’organizzazione sociale al di là di quanto ci sia stato trasmesso dai documenti che ci sono pervenuti.

Un numero non trascurabile di edifici è riconducibile ad epoche anteriori al XV secolo, inoltre, fino alla metà del secolo scorso, le tradizioni architettoniche si sono evolute molto lentamente e sovente nelle borgate di montagna a inizio ‘900 si è ancora costruito come nel Medio Evo.

Un archivio fotografico di più di 17000 fotografie scattate fin dagli anni ’60 nelle Alpi Sud occidentali (vedi il sito: architettura.escarton.it), permette di condurre uno studio approfondito. Questo archivio comprende anche molte costruzioni ora scomparse o fortemente rimaneggiate. Si nota subito una grande differenza tra le varie vallate.

Alcune hanno un’architettura estremamente povera, altre esibiscono una certa ricchezza con numerosi edifici a carattere signorile, senza che si possano constatare sostanziali differenze nelle risorse naturali disponibili.

Le valli più ricche sono quelle che fecero parte del Marchesato di Saluzzo, particolarmente le valli Maira e Varaita.

Un caso particolare è dato a Nord dalle valli valdesi dove, probabilmente per ragioni religiose, manca ogni ostentazione di ricchezza.

La valle Po essendo molto corta ha concentrato tutte le abitazioni più ricche nella parte bassa che gravitava su Saluzzo, lasciando i nuclei di montagna privi di costruzioni signorili.

La valle Varaita è molto interessante a causa della sua divisione tra due unità politiche differenti, il Delfinato a monte ed il Marchesato di Saluzzo nella parte più bassa. Uno sviluppo turistico assai disordinato ne ha guastato alcune zone, particolarmente il centro di Sampeyre, ma in generale i danni non sono stati più importanti che nelle valli vicine.

La Val Maira mostra con evidenza i frutti della parziale indipendenza di cui ha goduto sotto il Marchesato di Saluzzo ed è quella che vanta il maggior numero di costruzioni di rilievo, anche se a partire dall’inizio del ‘900 i centri abitati più importanti sono stati fortemente modificati. L’esistenza di numerose valli laterali più difficilmente accessibili ha favorito la preservazione dell’architettura.

La valle Grana che, rinchiusa tra Maira e Stura non raggiunge il crinale delle Alpi, mostra una bella architettura montana, ma manca quasi completamente di edifici signorili.

La Valle Stura ha un’architettura assai particolare, completamente diversa da quella delle valli più a Nord. Piccole costruzioni con coperture in paglia, struttura portante dei tetti basata su piccole capriate ravvicinate anziché su una grande trave di colmo, borgate come San Bernolfo con pareti a tronchi sovrapposti di carattere più nordico che mediterraneo (Blockbau). Si tratta della sola valle con un facile valico e forse per questa ragione è stata luogo di passaggio ed ha subito forti influenze esterne. E anche qui mancano le costruzioni signorili. Vi si notano parecchi portali in pietra che però, a differenza di quelli delle valli Varaita e Maira, caratterizzati da montanti e architravi monolitici, sono costituiti da un assemblaggio di conci squadrati.

Le valli più a Sud hanno in generale un’architettura assai povera, anche se alcune zone mostrano particolarità molto interessanti quali la capriate con puntoni ricurvi della valle Vermenagna o i tetti racchiusi del Monregalese.

La varietà di stili suggerisce l’effetto di migrazioni e scambi culturali che hanno avuto luogo fin dall’alto Medio Evo e che probabilmente spiegano le frontiere stilistiche fra certe valli. Tuttavia la mancanza di una solida documentazione storica ne rende difficile l’interpretazione. Il presente studio si concentra sul periodo posteriore al XIII secolo, quando la storia delle valli comincia ad essere documentata e diventa possibile integrare queste conoscenze con i dati ricavati dall’architettura al fine di far luce sulla struttura sociale e sulle libertà godute dalle popolazioni montane.

Per paragonare l’architettura di queste diverse regioni si sono scelti alcuni elementi architettonici che possano darci indicazioni sulla situazione economica della popolazione nelle varie valli. Per questo si sono particolarmente prese in considerazione le opere o gli ornamenti non direttamente legati alla conduzione delle attività quotidiane, ma atti a mettere in evidenza l’agiatezza dei proprietari. Si sono esclusi dall’analisi gli edifici di culto, castelli e strutture di difesa come pure tutti i simboli feudali e gli ornamenti che comprendono stemmi nobiliari.

Particolare attenzione è stata rivolta a quelle abitazioni che potremmo definire signorili perché si distinguono dalle più modeste case rurali. La loro caratteristica più saliente è sovente costituita dal muro di facciata “a vela” corrispondente al lato minore del rettangolo di base. Esso continua al di sopra del livello del tetto, termina orizzontalmente coperto da un suo proprio tetto in lastre di pietra e costituisce la facciata principale dell’edificio, quasi sempre ornata da bifore o altre finestre di forma elaborata. In alcuni casi entrambe le facciate a monte e a valle sono di questo tipo.

Al livello della base delle finestre del piano principale si nota talvolta un cordolo orizzontale in rilievo di pietra sagomata.

Altri elementi che denotano la ricchezza delle costruzioni sono i grandi portali in pietra e affreschi tardogotici, talvolta firmati da nomi assai noti quali i fratelli Biazaci o Baleison.

Per paragonare la ricchezza artistica dell’architettura si è utilizzato l’archivio fotografico per contare quante volte appaiono i seguenti 10 elementi in ogni comune ed in ogni valle:

1) Facciate a vela

2) Finestre bifore

3) Finestre affiancate da sedili ricavati nello spessore del muro

4) Finestre monofore in pietra

5) Finestre trilobate

6) Portali in  pietra

7) Cordolo in pietra sulle facciate

8) Sculture in pietra

9) Affreschi tardogotici

10) Spigoli in pietre squadrate

I risultati sono riassunti nelle tabelle seguenti (per facilitare i paragoni con la documentazione storica si è usata l’antica delimitazione dei comuni della Val Maira ignorando le modificazioni successive).

TABELLE 1 E 2

Da questa tabelle si nota immediatamente come, nel periodo tra il XIII ed il XVI secolo, la Val Maira si distingua dalle valli vicine per l’abbondanza di simboli di ricchezza.

Per ottenere un paragone più preciso si  è cercato di quantificare in una cifra la ricchezza artistica dell’architettura di ogni località. Per questo si sono combinati i dati delle tabelle precedenti attribuendo loro diversi pesi secondo quella che si è ritenuto fosse la loro importanza (una facciata a vela conta di più che una finestra monofora in pietra). Evito di annoiare il lettore con i dettagli dell’espressione matematica usata (la tabella Excel con il calcolo resta a disposizione di chi ne fosse interessato). In questo modo si sono ottenuti i seguenti diagrammi, le cui cifre sono espresse in percentuale del totale.

TABELLE 3 E 4

Pur avendo fotografato per parecchi anni l’architettura montana di questa zona, non mi aspettavo un predominio così evidente dell’architettura signorile della Val Maira su quella delle valli vicine. Naturalmente vi è una certa arbitrarietà nella scelta dei parametri di questa analisi, ma i risultati sono talmente netti che qualsiasi altra scelta non avrebbe potuto cambiare sostanzialmente le conclusioni.

Questi dati ci forniscono dunque delle chiare informazioni sulla struttura sociale ed il livello di ricchezza di questa valle.

A questi risultati si potrebbe obbiettare che l’abbondanza degli antichi reperti architettonici della Val Maira rispetto alle altre valli non sia dovuta alla ricchezza nel 1400, ma alla povertà nel 1900 che ha frenato la speculazione edilizia e preservato gli edifici. In realtà nessuna località di queste valli è stata sconvolta fino ad eliminare le tracce dell’antica architettura. È molto facile riconoscere i nuclei abitati che sono stati modificati dall’urbanizzazione recente quali l’alta Valle Vermenagna, Bersezio, una parte del centro di Sampeyre o la borgata Chiesa di Pontechianale rifatta più in alto dopo la costruzione del lago. Si tratta essenzialmente di aree limitate che includono una percentuale assai ridotta degli antichi edifici rurali. La maggioranza delle ristrutturazioni selvagge ha intonacato i muri, allargato le finestre, sostituito i tetti in pietra o in paglia con tegole o lamiere e aggiunto balconi in cemento. Si è trattato di un danno estetico che ha imbruttito, ma non profondamente cambiato la forma degli antichi edifici che restano quasi sempre ancora riconoscibili. In alcuni casi sono sorte nuove grandi costruzioni, ma non si è quasi mai raso al suolo per riedificare. Ci si teneva per quanto possibile lontano dalle parti più vecchie degli abitati. Anche in luoghi fortemente modificati quali Bersezio le nuove strutture, ora abbandonate e mai portate a termine, sono state costruite in aree agricole esterne al paese la cui parte centrale è rimasta inalterata. Inoltre nelle valli più modificate, come a Limone, l’architettura delle borgate rimaste intatte mostra che in quella zona non esisteva comunque alcun edificio di carattere signorile. Altre valli, come la Val Grana, sono state ancor meno modificate che la Val Maira.

Possiamo quindi concludere che le alterazioni effettuate nel secolo scorso non hanno sostanzialmente influenzato i risultati di questo studio i cui conteggi si riferiscono in gran parte a borgate isolate o a valli laterali.

La situazione storica

La situazione storica alla fine del Medio Evo ci aiuta ad interpretare questi risultati.

Nei prossimi anni ci si prepara a festeggiare il millenario del documento datato 28 maggio 1028 che per primo menziona i comuni della Val Maira, di cui però conferma unicamente l’esistenza. Ben più interessanti sono i documenti del 27 luglio 1254 e del 20 febbraio 1264 in cui i Marchesi di Saluzzo confermano le libertà e buone consuetudini di cui godevano gli abitanti dei 12 comuni dell’alta valle.

Nel 1396 furono poi pubblicati gli statuti della valle. Questi rivelano un ordinamento straordinariamente democratico per quell’epoca, basato sulle congregazioni dei capi casa e dei deputati dei vari comuni che si riunivano a Stroppo. Il precedente diagramma sulla distribuzione della ricchezza dell’architettura in Val Maira ci conferma la predominanza di Stroppo sugli altri comuni. La consuetudine di queste congreghe dei capi casa, oltre che dagli statuti è provata anche dai verbali delle ultime riunioni tenutesi ancora nei primi anni del 1600. Anche se non conosciamo nel dettaglio quale impatto pratico gli statuti abbiano avuto sulla vita degli abitanti, la ricchezza dello sviluppo architettonico di quell’epoca, specie se paragonato a quello delle valli vicine, ci mostra come l’organizzazione della Val Maira si distinguesse dal resto della regione. Siccome le risorse naturali disponibili non sono essenzialmente diverse da quelle delle altre valli, questa differenza nello sviluppo economico può solo spiegarsi come frutto dell’indipendenza di cui questo statuto è uno dei testimoni. Il che spiega anche l’improvviso impoverimento della valle dopo la conquista da parte dei Savoia.

Per cercare di situare storicamente le prime libertà ottenute da questa valle occorre vedere come in quel periodo si sia evoluta la democrazia delle altre popolazioni europee.

In Inghilterra la Magna Carta, che è considerata come la prima limitazione del potere feudale assoluto e quindi la nascita della democrazia in Europa, risale al 1215.

La principale regione delle Alpi con lunga tradizione di indipendenza è certamente la Svizzera. Le date fondamentali della Confederazione Elvetica sono il 1291 (patto di alleanza delle valli d’Uri, Schwytz e Nidwald) e il 1307 (fondazione della Confederazione e leggenda di Guglielmo Tell).

La Francia fu una monarchia assoluta fino alla rivoluzione e solo gli Escartons ottennero una certa indipendenza nel 1343 prima che il Delfinato passasse al regno di Francia. Le Alpi orientali furono dominate dall’Austria.

Possiamo quindi concludere che la valle Maira fu tra le prime zone d’Europa a svincolarsi dal regime feudale.

Purtroppo questa libertà durò solo fino all’inizio del 1600 quando i Savoia occuparono la valle e, contrariamente a quanto stipulato dal trattato di Lione, ne assoggettarono i territori a feudatari imposti dall’esterno instaurando una struttura di carattere medioevale che durerà fino alla rivoluzione francese. L’architettura continuò a svilupparsi a causa della crescita della popolazione, ma senza alcuna forma di ricchezza. Le costruzioni posteriori a quella data sono tutte assai povere, le colonnine centrali delle bifore vennero asportate per farvi passare il fieno, gli affreschi delle chiese furono imbiancati e l’arte barocca che in quel tempo fiorì in tutta Europa non lasciò alcuna traccia in queste valli. E questo la dice lunga anche sulla lungimiranza amministrativa di casa Savoia: sfruttare un ricco possedimento al punto di ridurlo rapidamente alla povertà non è certo il miglior modo di ricavarne un buon reddito.

In tutto l’arco alpino solo la Svizzera riuscì a mantenere la sua indipendenza perché oltre all’ordinamento giuridico aveva sviluppato un esercito. È pur vero che gli statuti della Val Maira prevedevano una chiamata generale alle armi col suono delle campane o dei corni a cui dovevano accorrere tutti gli uomini dai 18 ai 70 anni che risultavano suddivisi in semplici pedoni, militi e alfieri, questi ultimi tenuti a presentarsi con i loro stendardi. Però non si sviluppò mai alcuna organizzazione di difesa e questa fu sostanzialmente lasciata al marchesato di Saluzzo. Infatti le poche rivolte contro i Savoia furono facilmente represse. Così finì nella povertà la civiltà della valle.

 Le colonne

L’analisi statistica fin qui condotta permette anche di studiare la distribuzione di altri elementi caratteristici dell’architettura delle valli, quali ad esempio le colonne rotonde in muratura di pietra.

Si tratta di un elemento che si ritrova sporadicamente in varie valli del versante italiano della Alpi occidentali e si concentra nella zona del Cuneese. Queste colonne costituiscono sovente l’elemento portante principale della casa. Si è avanzata l’ipotesi che la loro diffusione nell’arco alpino occidentale fosse dovuta al contatto delle popolazioni locali con l’architettura romana. Benché di origine assai antica questo modo di costruire raggiunse solo tardivamente il suo massimo sviluppo nell’architettura montana. Infatti le colonne scarseggiano nelle costruzioni medioevali e raggiunsero il massimo sviluppo tra il XVI ed il XVIII secolo. Queste strutture hanno resistito per periodi varianti tra i 300 e 600 anni, nonostante che il materiale usato fosse semplicemente una muratura formata da pietre di forma assai irregolare tenute assieme da una minima quantità di malta a bassissima resistenza. In molti casi, quando le costruzioni abbandonate crollano, l’unico elemento che rimane è la colonna rotonda, ritta e snella in mezzo alle macerie.

TABELLE 5 E 6

Anche in questo caso il conteggio delle colonne mostra inequivocabilmente il primato della Val Maira.

Però questi risultati devono essere interpretati in modo diverso da quelli sulle costruzioni signorili. Tutte le colonne datate sono infatti posteriori al 1600 quando le libertà delle popolazioni montane erano già state abolite. Forse proprio nel periodo in cui la valle si è impoverita si è generalizzato l’impiego di queste strutture semplici e robuste.

 

 

 

 

 

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