La Guida Storica della valle Maira (volume primo)
DRONERO
1028 - 2028: le comunità della valle Maira si avvicinano ai mille anni di storia
di Piero Benedetto

La sua fondazione “ebbe luogo circa o poco dopo la metà di quello stesso secolo duodecimo la fondazione di una nuova terra, … , che chiamassi Dragonero” come recita il Manuel di San Giovanni.

Circa l’etimologia, il toponimo si fa risalire al medievale “draco”, che indicava una scarpata o uno sperone di roccia nei pressi di un corso d’acqua. Altre ipotesi lo legano a Dragone, nobile di Verzuolo, oppure ad un soldato romano che portava l’insegna del dragone.

Già nell’anno 537 s’insediava sull’altura tra il Maira e il Rio Rigamberto (oggi Roccabruna) una guarnigione Bizantina. Agli inizi dell’anno 900 i Saraceni occuparono questa zona fortificando il precedente insediamento e costruendo una torre a pianta circolare, dove poi sorgerà il castello. L’insediamento viene rafforzato con mura di cinta e nel nuovo complesso si riuniscono le genti di Ripoli e Surzana.

Dronero si sottomette immediatamente al comune di Cuneo e formalmente ai Marchesi di Busca. Nel 1281 passa sotto il dominio dei “Saluzzo”, godendo di alcuni privilegi, confermati negli Statuti del 1476. Successivamente passa ai Savoia, tranne qualche breve parentesi di dominio francese, per rimanere definitivamente accorpata al Regno di Sardegna e poi d’Italia.

Nel 1749 riceve da Carlo Emanuele III il titolo di Città. Già nel periodo pre risorgimentale era un caposaldo delle lotte politiche e sociali.

Nel periodo risorgimentale ben 29 droneresi vennero decorati con medaglia al valore per la lotta contro l’impero Austro-Ungarico, alla ricerca dell’indipendenza e l’unità d’Italia.

Il concittadino Pietro Spada ricevette addirittura due medaglie, l’ultima, richiamato alle armi, nel 1870 per il valore dimostrato nella “presa di Roma”. Arruolato nel corpo dei bersaglieri con la qualifica di trombettiere fu uno dei primi infatti a varcare la Breccia di Porta Pia. Congedato, morì nel 1891.

La Prima guerra mondiale: enorme il tributo di vittime che la valle Maira e Dronero consacrarono alla Patria. Innumerevoli i medagliati ed un triste primato: la valle, percentualmente in rapporto al numero di abitanti, rispetto al resto d’Italia, comprese le altre zone del Piemonte, fu quella che registrò il maggior numero di caduti in guerra. Poi la Seconda guerra. Anche in questo conflitto si registra un marcato impegno nella lotta contro il regime. Resistenza, partigiani, vittime militari e civili, sprezzanti del pericolo e del nemico, uniti per un solo ideale di libertà.

Lo testimoniano la Medaglia d’Argento al valor militare conferita alla città il 16 novembre 1989 e soprattutto la Medaglia d’Oro al merito civile conferita il 25 aprile 2008.

Dopo questo breve profilo storico è bene aprire la pagina riguardante le infrastrutture ed i commerci, nonché il patrimonio artistico e culturale, senza trascurare però il profilo di cittadini illustri, droneresi e della valle, che hanno fatto la storia d’Italia.

Già nel XVII secolo F.A. Della Chiesa nella sua “Descrittione del Piemonte” relazionava: … pieno di case magnificamente fabbricate per luogo che resta alle montagne vicino … uno dei migliori borghi non solo del marchesato di Saluzzo, ma del Piemonte” Da allora l’assetto urbano è cambiato moltissimo: si abbatterono le vecchie mura, il castello e vennero cancellate altre memorie storiche. Questo nuovo assetto, sebbene criticabile sotto certi aspetti, servì a dare un nuovo volto alla città, soprattutto a fine ‘800, inizio 1900, vuoi anche per adeguarsi a nuove regole di sviluppo economico, commerciale e sociale. Le più importanti opere pubbliche furono realizzate proprio a inizio ‘900 sotto l’amministrazione del più grande sindaco che la città possa vantare: Vittorio Caldo.

Già da tempo la potente nobiltà dronerese intuì le straordinarie doti politiche di Giovanni Giolitti, peraltro di origini valmairesi. Gli finanziò le campagne elettorali e gli procacciò voti per tutta la Maira, rendendo le sue elezioni plebiscitarie. Grande amico di Caldo, Giolitti contraccambiò riconoscente e, in forza del suo mandato, appoggiò qualsiasi richiesta pervenuta.

Fu proprio il sindaco dronerese a volere i progetti per il Ponte Nuovo e la ferrovia Dronero/Busca e poi altro ancora, come la rettificazione di Via Giolitti, la costruzione della Piazzetta Nuova (opere finanziate dal Genio Civile) e l’acquisto di casa Margaria (attuale Piazza Martiri, angolo Via Lamarmora) “con un notevole incremento del patrimonio comunale e inoltre con un nuovo prossimo abbellimento quando in tale casa, per accordi già pendenti verranno allogati gli uffici postali, ora così a disagio. E in tale modo si concilierà l’interesse della cittadinanza con il tornaconto del comune che potrà certo ritrarne un cospicuo reddito sotto forma di affitto dallo stato”.

Altre opere importanti furono la realizzazione dei nuovi acquedotti, l’interessamento per dotare la città della linea telefonica, la realizzazione del Viale Stazione e, soprattutto, la concessione che la giunta ottenne dalla Società del Maira che fornì 200 cavalli elettrici gratuiti e 2000 a prezzo di favore, oltre a 500 Lire di canone (ovviamente annui), per lo sfruttamento della diga.

Anche per le frazioni si realizzarono grandi opere come l’illuminazione pubblica e la costruzione di numerosi edifici scolastici a Pratavecchia, Monastero, Tetti e Moschieres, oltre al rifacimento e realizzazione di nuove arterie stradali.

Progetti e richieste promosse, sostenute da Giolitti, autorizzate e finanziate dal Regno.

Da sottolineare infine la realizzazione di canali irrigui a partire dal 1300, che portarono alla nascita di numerosi opifici lungo il loro corso. Filande, filatoi, peste da olio (di noci), mulini e fucine. Queste ultime assunsero per l’economia dronerese un’importanza fondamentale; si producevano falci, prodotto d’eccellenza a livello mondiale. In seguiti i falciai si accorparono in un’unica fabbrica, oggi ancora attiva, tramandando un’arte secolare.

 

 

Via Giolitti e Chiesa Parrocchiale (1926)

Sullo sfondo la Parrocchiale, decretata “Monumento Nazionale” dalla competente Sovrintendenza, fu riedificata su di una preesistente cappella e riaperta al culto nel 1461. Esempio di stile gotico e tardogotico in muratura a tre navate riuniva, nel Borgo Mezzano, le antiche parrocchie di Sant’Andrea (terre di Ripoli) e di San Ponzio (terre di Surzana). Anche il portale marmoreo, opera dei fratelli Zabreri di Pagliero, nonché il battistero, risalgono a quel periodo.

Dopo l’epidemia di peste del 1630, pilastri e costoloni vennero imbiancati a calce. Successivamente vennero fatti altri abbellimenti e ampliamenti con  l’inserimento di elementi architettonici come l’altare barocco del 1694 e la cupola del 1722.

Adiacente alla chiesa, lato sud est, dove ora sorge Palazzo Voli, si trovava il Cimitero, attivo sino al 1784.

Nella zona porticata, ora Via Giolitti, precedentemente Carrera Magna, a sinistra la sede del Palazzo Comunale, Palazzo Allodi, di proprietà del comune dal 1856.

Nell’anno dello “scatto” sempre alla sinistra, la sede della Regia Pretura mentre di fronte si noti  l’ufficio delle Regie Poste.

A lato della chiesa, alla destra, sulla “nuova piazzetta”, ora intitolata a Don Mattio, l’ufficio del Dazio.

 

 

La Torrazza (foto archivio Luigi Massimo)

Come scritto nell’introduzione, il servizio postale ha origini antichissime.

Nelle terre del Marchesato di Saluzzo, prima ancora della fondazione di Dronero, esistevano sparse nelle sue terre bel oltre 40 Torri di Avvistamento”, collegate fra loro, a vista, in modo tale da poter ricevere e ritrasmettere messaggi tramite segnali luminosi indirizzati dagli avanposti sino alla “capitale” Saluzzo.

Si trovavano nei territori di Castelmagno, Elva, Acceglio, Montemale, Busca, Ricetto di Centallo, oltre alla Torrazza situata nel territorio che sarà poi quello di Dronero, precisamente in zona Monastero.

Queste torri, antesignane delle stazioni postelegrafoniche, ultramillenarie, sono un patrimonio storico e culturale ormai perduto. La Torrazza dronerese, a inizio 1900 era ancora agibile; oggi causa l’incompetenza e il disinteresse dei vari amministratori locali, incolti cultori della cultura, versa in un totale stato di degrado e rischia di non essere più la testimone di un pionieristico passato del servizio postale.

 

 

Tipiche Grüss Aus Droneresi (1903, 1908)

“Saluti da” in perfetto stile Liberty di inizio 900

 

 

Ponte Vecchio o “del Diavolo” (foto archivio Luigi Massimo)

Anticamente Dronero era divisa in borghi e circondata da mura. Il Borgo Macra oppure Oltremaira, il Sottano, sull’altra sponda del torrente, il Mezzano, il Soprano ed infine il Surzana verso valle. Numerose le “porte” di accesso alla città. L’unica via di comunicazione tra la sponda sinistra e quella destra del Maira era un’instabile passerella (pedonale) che univa, passando dalla porta della Riperia, risalendo dal Paschero, per raggiungere la piazzetta di Santa Brigida. Nel 1428 venne inaugurato il Ponte che collega appunto il Borgo Macra col Sottano,

Questo ponte, capolavoro di architettura medioevale, con i suoi merli ghibellini ed il suo alone di leggenda, è una testimonianza fondamentale della storia cittadina.

 

 

Piazza G.B. Cariolo (1911)

Agli inizi in Piazza Cariolo o Santa Brigida, esisteva solamente un “pilone” dedicato alla santa. Sino alla costruzione del Ponte del Diavolo chi proveniva da Cuneo, Caraglio, la valle Grana e anche Maira passava scendendo al Paschero e da qui attraversava il torrente.

Con la costruzione del ponte avvenne anche l’ampliamento del Borgo Macra e un notevole incremento del traffico carraio per il centro cittadino e le zone oltre le porte di Surzana e San Rocco. Nei primi anni del 1700 viene edificata al posto del pilone l’attuale Cappella di Santa Brigida, edificata per ricordare il Miracolo Eucaristico del 1631. Tale miracolo è descritto sul marmo della facciata. Questa lapide marmorea, fatta applicare nel 1894, conferma che “Domenica 4 agosto del 1631 il Borgo rischiò di essere completamente distrutto da un terribile incendio; Francesco, frate Cappuccino, partì dalla parrocchia portando oltre il Maira il Corpo di Cristo; cessò immediatamente l’incendio così come la peste calvinista”.

Nota: sulla lapide si può notare un grossolano errore di trascrizione. Non fu infatti Francesco, bensì Maurizio da Ceva il frate Cappuccino a portare il “Sacro Viatico”. Francesco Da Perno era il Prevosto di Dronero che per primo trascrisse l’atto.

Sino agli inizi del ‘900, con la costruzione del Ponte Nuovo questa piazzetta e il Ponte del Diavolo rimasero l’unico punto di transito, quasi obbligato e strategico, da e per Dronero.

Va ricordato che la Cappella venne realizzata coi materiali di recupero del “Lazzaretto” del Paschero dove si curavano e seppellivano gli appestati, fuori le mura.

Venne poi intitolata a G.B. Cariolo, sovversivo risorgimentale poi politico di grande spessore.

In Piazza Cariolo si teneva il mercato dei “Bigat” (bachi da seta). Ad inizio ‘900 filatoi e filande presenti lungo il Maira chiusero i battenti; la coltura dei “moreri” venne soppiantata e i bachi si estinsero. Con un’ordinanza comunale, da quel periodo e sino ai primi anni ‘50 del 1900, la Piazza fu destinata allo stagionale mercato delle uve.

In gergo popolare la Piazza era anche denominata “i banch”, i banchi del mercato.

Da notare infine, che dall’istituzione della Festa della Madonna di Ripoli e poi Foglienzane, le celebrazioni si sono sempre svolte, sino agli anni ‘60, su questa piazzetta; feste religiose e laiche come la tradizionale “polenta” e lo “sparo di mortaretti”.

 

 

Piazza San Sebastiano (1911)

In tempi medioevali il mercato prese posto prima in spazi aperti, poi in aree coperte di proprietà comunale; in alcuni casi sorsero anche edifici per la vendita di una determinata derrata come la “Loggia del Grano”.

Dronero, puntuale con la storia, a fine 1400, inizi 1500, ha il suo Foro Frumentario o Loggia.

A pianta ottagonale, rappresenta il mercato posto fuori Porta (quella di Surzana), per facilitare gli scambi con le genti della Valle.

Poi la prima epidemia di peste e la trasformazione nel 1522 a Cappella dedicata a San Sebastiano. Gli archi furono chiusi e, nel 1760, su richiesta del clero, dotata di pronao e successivamente, 1774, del chiosco con l’orologio. È stata più volte ristrutturata.

 

 

La Madonnina, Strada per Busca (1930)

Oltre le mura (ancora visibili in parte) e la Porta di San Rocco dalla “Carrera Magna”, attuale via Torino, si attraversava il ponte per raggiungere Busca e la “Capitale” Saluzzo. Oltre le mura sorgeva la cappella destinata al Santo e sul ponte un pilone votivo affrescato nel 1600. Le mura di San Rocco resistettero al lungo assedio portato da Carlo d’Angiò nel 1314. La cappella, causa una frana, crollò. Rimase solamente il pilone e il ponte fu coperto da una tettoia poi distrutta per un incidente causato da un mezzo pesante. Nel 1959, su interessamento della Provincia, la rettifica della strada con la rimozione della tettoia ed il restauro dell’affresco a cura della Sovrintendenza.

Fortunatamente! Oggi è l’unico pilone dei tanti che esistevano sul territorio dronerese che conserva l’affresco originale.

Gli altri, edificati tra il 1400 ed il 1600 sono tutti, ma proprio tutti o abbattuti, o irrimediabilmente degradati, inoltre i pochi piloni superstiti hanno perso qualsiasi valore storico e artistico a causa di lavori di restauro scriteriati, effettuati con una serie di barbare concause e complicità da sprovveduti imbianchini o “pittori della domenica” che hanno trasfigurato Santi e profanato Madonne.

 

 

Il Teatro a Dronero (1904)

All’indomani dell’Unità d’Italia, esattamente nel maggio 1861, il Re Vittorio Emanuele II firmò il decreto che autorizzava la costruzione del Civico Teatro come bene di pubblica utilità, anche destinato a sala di Pubbliche Adunanze. Iniziarono immediatamente le pratiche di esproprio e la demolizione dei vecchi fabbricati. I lavori terminarono in breve tempo e nei primi mesi del 1864 venne inaugurato il complesso. Nel 1877 viene nominata la commissione stabile per la direzione, la quale propone il nuovo e definitivo regolamento. L’articolo 1 recita testualmente: “È proibito l’ingresso alle persone in stato di ebrietà, ed a quelle che per sudiceria nella persona o nelle vesti offendano la decenza. È pure proibito di introdurre bestie di qualsiasi specie”.

 

 

Telone sipario del Teatro (1903)

L’originale telone sipario, per motivi conservativi, è da tempo collocato su di una parete della Sala Consiliare di Palazzo Allodi (municipio). Raffigura il trionfale ingresso dei Marchesi d’Este in città, i nuovi feudatari.

 

Piazza e Via Giolitti (foto archivio Luigi Massimo e cartolina anno 1914)

La Via Maestra agli inizi del secolo, oggi via Giolitti, presentava diverse strozzature che rendevano difficoltoso il transito. In previsione della costruzione del Ponte Nuovo si rettificò la sede stradale, anche prevedendo, iniziativa poi sfumata, l’arrivo del tramvaj nel centro cittadino. Si demolirono vecchie case per far posto alla Piazza, con annesso Belvedere, denominata Piazza Nuova, poi Littorio, infine intitolata al Sindaco deportato nel lager Pietro Allemandi.

 

 

Giornata Ecologica (foto archivio Luigi Massimo)

Grossa nevicata in Dronero! Sullo sfondo, coperto dai fiocchi, si noti l’ormai secolare glicine.

 

 

Piazza XX Settembre (1916)

Verso la fine del 1700 fu decisa la demolizione delle mura verso Valle per creare una nuova Piazza e così un nuovo spazio per i sempre più crescenti scambi commerciali contribuendo ad unire i borghi Soprano e Surzana. Questa Piazza Nuova sarà poi intitolata XX Settembre ed infine Piazza Martiri della Libertà.

Su questa Piazza fioriscono numerose e importanti attività commerciali tra cui spiccavano la sede della nuova Cassa Rurale del Mandamento di Dronero, poi Crc, Bre e Ubi, dagli anni ‘60 dislocata in Piazza San Sebastiano e due famosi e titolati alberghi di giolittiane memorie: il Braccio di Ferro e il Nuovo Gallo.

Nel confronto fra le cartoline spiccano due curiosità. La prima riguarda la statua eretta in onore di Gustavo Ponza di San Martino: confrontandola con quella riprodotta in copertina, più datata, e le altre… Un breve e doveroso preambolo: Gustavo Ponza di San Martino nasce a Dronero nel 1810. Il padre Cesare è Sindaco. Brillantissima la sua carriera. Nel 1848 è intendente generale del Regno per le province di Genova; nel 1852 Consigliere di Stato, Presidente del Consiglio Provinciale di Cuneo e Consigliere Comunale a Torino (dal 1857 al 1864 e dal 66 al 76).

Nel 1861 viene nominato Luogotenente del Re e Plenipotenziario per le Prince di Napoli. Gli viene anche proposto l’incarico di Ministro delle Finanze. Pone subito delle condizioni: taglio drastico delle spese di corte per banchetti, balli, o battute di caccia nelle varie riserve sabaude ovvero le “cene eleganti” di berlusconiana memoria. Il Re è contrario e lui declina l’offerta. Nel 1870 copre l’incarico di Ambasciatore presso la Santa Sede. È lui che consegna, all’indomani della Breccia di Porta Pia, la lettera di “sfratto” a Papa Pio IX che immediatamente lo scomunica (in quel periodo suo Consigliere personale è G.B. Cariolo, titolare di una Piazza, prima giovane sovversivo pre risorgimentale poi Sindaco di Dronero, e Deputato al Parlamento Subalpino).

Sarà poi Senatore del Regno sino al 9 giugno 1876 quando muore a Dronero. Nonostante la scomunica, l’allora Arciprete di Dronero, Don Bernardo Mattio, gli somministra i sacramenti.

Dopo questa lunga ma doverosa premessa, ecco la curiosità: nella cartolina in copertina si vede la statua, collocata davanti al Teatro, rivolta con lo sguardo, pensoso, critico, preveggente circa le sorti della sua città, rivolto verso il Palazzo Municipale. Durante la rettifica della Via Maestra la statua viene arretrata di qualche metro e ruotata di 90 gradi. Avranno pensato gli amministratori di non aver più così costantemente addosso gli occhi penetranti di quel loro concittadino, gigante della politica e della finanza.

Seconda curiosità: sulla facciata del Teatro, ancora oggi del tutto visibile, spicca l’altorilievo con il simbolo di Dronero, il Drago. Questo Drago è l’unico testimone del passato preunitario; infatti ha la coda rivolta a sinistra.

Dopo il 1870 vengono unificati gli stemmi delle città del Regno con l’eliminazione dei vessilli sabaudi e l’inserimento del tricolore. Con questa operazione di restyling il nostro Drago si ritrova con la coda rivolta a destra.

 

 

Il Tramvai (foto archivio Luigi Massimo)

Nel 1864 una società privata richiede alla Deputazione di Cuneo la concessione per avviare una tramvia a vapore sulla sede stradale della Cuneo Dronero. Nel 1879 viene deliberata la spesa pubblica, un sussidio per la ditta, dai comuni di Cuneo, Caraglio e Dronero e si avviano i lavori. A Dronero il capolinea si trova al limite di quello che poi sarà il Viale Stazione.

 

 

L’Albergo del Tramvai (foto archivio Luigi Massimo)

Immediatamente al capolinea apre i battenti l’Albergo del Tramvai che diventerà poi Albergo della Stazione, nel 1913, con l’entrata in funzione della ferrata Dronero Busca. Il nuovo proprietario dell’Albergo, signor Cattaneo, pubblicizza così il suo locale: “Vis a vis della stazione tramviaria e il più vicino alla stazione ferroviaria. Comodissimo ai signori viaggiatori di commercio. Scelta cucina casalinga. Grande bar, saloni per società. Rinomati vini Chianti e vini fini in bottiglia. Giuochi delle bocce”.

 

 

Stazione Ferroviaria (foto archivio Luigi Massimo e cartolina anno 1937)

A inizio ‘900, per volontà del Sindaco Vittorio Caldo, partono i progetti per la ferrata. Con l’appoggio di Giolitti prende corpo la realizzazione della linea che sarà operativa e decreterà, dopo qualche anno, la cessazione del servizio non competitivo della tramvia.

 

 

Il Ponte Nuovo (foto archivio Luigi Massimo e cartolina d’epoca)

Un’altra “grande opera” fortemente voluta da Caldo. Con l’appoggio di Giolitti si realizza questo viadotto, opera faraonica per l’epoca. Tutti ne conoscono la storia.

Nella fotografia dell’epoca (1914 circa), si può notare che nella fase di realizzazione erano già stati posati i binari della tramvia che doveva raggiungere l’attuale Piazza Martiri.

Ci si rese conto, in fase di realizzazione, che la larghezza della sede era inferiore di parecchio rispetto al progetto iniziale. Ci si accorse, in particolare, che i carri avrebbero dovuto transitare a senso unico alternato. La soluzione più immediata e meno costosa fu quella di eliminare i binari e lasciare il capolinea della tramvia a fine ponte.

Nella cartolina panoramica, a ponte Nuovo ultimato, si possono notare sullo sfondo le sagome di chiese e campanili che non sono mai stati oggetto d’attenzione per le cartoline illustrate sebbene la loro valenza storico artistica sia notevole.

 

 

Chiesa di San Rocco

Edificata all’inizio del 1700, con il contributo dei residenti del borgo Sottano, in ricordo dell’antica omonima cappella esistente oltre le mura.

 

 

La Confraternita

La chiesa della Confraternita o di Santa Croce, fu ricostruita nel 1712 sulle fondamenta della più antica sede della Confraternita stessa, quella dei Disciplinati o del Gonfalone o dei Battuti Bianchi o, appunto, di Santa Croce.

È sia per la struttura che per gli arredi un notevole patrimonio di arte barocca. La Confraternita di Dronero, fondata da Bonaventura, Generale dell’Ordine dei Francescani, Legato del Papa, poi santificato, ha le sue origini nel 1262.

Ancor prima, a partire dal 1096, quando iniziò la prima spedizione Cristiana per riprendere il Santo Sepolcro ai musulmani, e come nel 1864, anno della fondazione della Croce Rossa Internazionale (trattato di Ginevra), i volontari delle Confraternite hanno sempre indossato un camicione bianco con ricamata una grossa croce rossa. Si occupavano di culto, pratiche devote, carità e assistenza. Furono questi a ricostruire le Cappelle di Ripoli e Foglienzane, ad ospitare negli edifici attigui la chiesa malati, poveri e anziani (Ospedali e Ospizi di Santa Croce). Questi ospedali nacquero anche in molti altri comuni, dove operavano i confratelli, nelle sedi sempre fondate da Bonaventura durante i suoi viaggi (tratta Roma-Lione) per il Concilio.

 

 

I Cappuccini

Non visibile nella cartolina panoramica, è però obbligo citare il complesso dei Cappuccini.

Nel Borgo Sorzana, anno 1621, per ordine di Carlo Emanuele I di Savoia viene fondato il complesso dei “Cappuccini”. Chiesa e annesso convento destinato ad ospitare i frati che da quella base partivano in missione verso la valle Maira per contrastare le eresie Calviniste e Valdesi che si diffusero attraverso i confini francesi.

Il complesso venne incamerato prima dal governo Napoleonico (1801), poi dal Governo Italiano (Leggi delle Guarentigie, 1871), restituito alla Chiesa tramite l’intervento di privati cittadini che lo riscattarono e infine, riaperto al culto. Oggi rimane la chiesa con i suoi notevoli affreschi, le meridiane e la sua struttura a “capanna” tipica dell’architettura sobria adottata dagli ordini francescani.

 

 

La Caserma Alpina (1913)

L’attuale piazza XX Settembre fu realizzata intorno al 1830 dove insisteva un’area coltivata a vigneto e un’antica cappella dedicata a San Grato, per recuperare così ampi spazi destinati ad accogliere il mercato del bestiame. In un primo momento Piazza delle Bestie poi Piazza Vittorio Emanuele.

In questa nuova piazza, verso fine 1800, presero il via i lavori di costruzione della nuova caserma alpina. Al termine dei lavori, inizio 1900, sono di stanza i reparti alpini con una imponente forza. In quel momento la popolazione di Dronero registra un incremento della popolazione pari al 20%. Fioriscono così numerose le attività commerciali. Si pensi che in quel periodo, dalle licenze d’esercizio conservate nell’archivio comunale, risultano operanti contemporaneamente oltre 8 istituti bancari, 72 tra trattorie, osterie e alberghi, numerosi affittacamere, ben 59 rivendite di vini e liquori, 41 spacci di generi alimentari, oltre verdurai, panettieri, macellai, calzolai, venditori di tessuti, sartorie, orologiai e quant’altro.

Nella seconda metà del ‘900 si decise la costruzione della nuova Caserma, verso il confine con Roccabruna, sulla ex Strada Statale 22. Per un certo periodo la vecchia caserma rimase vuota, tranne alcuni locali occupati dal “Centro” fondato a Stroppo da don Michele Rossa. Nella primavera del 1988 il quartiere militare venne completamente demolito.

Sul luogo sorge ora una piazzetta intitolata al Capitano Aldo Beltricco, Medaglia d’Oro al Valor Militare, caduto durante la Grande Guerra (anche la nuova caserma sarà a lui intitolata).

Questa piazzetta si presenta da un lato con un misero marmo commemorativo e, di fronte, l’Ufficio Turistico.

Nello sterrato centrale trova posto un parcheggio selvaggio di mezzi pesanti. Roba da far rivoltare nella tomba il Capitano Beltricco!

 

 

Il Panorama di Dronero, Bocciofila e Sala Danze col Campo Sportivo (1925, 1928)

A inizio 1900 la zona che andava da Piazza XX Settembre, sino ad arrivare a Ponte Olivengo (che tramite l’attuale via Lombardi era la strada d’accesso alla valle Maira, prima della costruzione della ex Statale 22), era completamente occupata da vigneti. In quegli anni si programma, visto la scarsa redditività della coltura vitivinicola, una sostanziale urbanizzazione e la creazione di spazi ampi e comuni per le attività ricreative e sportive. La zona appunto tra l’attuale via Pasubio e via Lantermino (ex via Balbo) sino all’antica strada di Tetti, diventa così una nuova zona residenziale. Nasce nel 1913 la U.S. Pro Dronero, associazione sportiva e ricreativa. Su questi terreni vengono costruiti una bocciofila, sala danze (comunemente conosciuta come il “Villino delle Rose” ed il Campo Sportivo con Velodromo (e una Ciclistica di fama).

 

 

Panoramiche (foto archivio Luigi Massimo – 1914)

Queste due panoramiche scattate nel 1914 documentano ancora la vocazione vitivinicola del territorio. Nello scatto in basso si può notare l’abitazione dei “vignaiuoli” immersa in mezzo ai filari. Oggi, dopo ampliamenti e ristrutturazioni è l’attuale sede della Pizzeria “Il Cantuccio” annessa al complesso del Villino di fronte al “Filippo Drago”.

 

 

Società Villeggianti Dronero (foto e cartolina archivio Luigi Massimo)

In quegli anni di inizio secolo Dronero era un rinomato centro di villeggiatura estiva, soprattutto d’elite. In riva al Maira, in via del Mulino, vi era la sede della Società Villeggianti dotata di locali adibiti a caffetteria, saloni per le feste e campi da tennis all’aperto.

 

 

Ferragosto in riva al Maira

Sempre di fronte alla sede della Società Villeggianti bagnanti nelle acque del torrente.

 

 

Santuario di Ripoli (1905)

Questo Santuario, simbolo della religiosità dronerese, dedicato alla Patrona cittadina, fu realizzato agli inizi del 1700 sui ruderi di una preesistente cappella del 1400.

È ancora oggi meta di gite “fuori porta” e conserva al suo interno un’inestimabile collezione di quadri votivi, i P.G.R. (Per Grazia Ricevuta nda)

 

 

Che cos’è? (1904)

Un simpatico saluto (o indovinello), da un turista francese in visita a Dronero.

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