Prima ancora del XIV secolo la zona era soggetta ad usi civici promiscui
L’abetina di STROPPO
di Enrico Raina

Usi civici

Gli usi civici sono dei diritti di godimento che spettano ai residenti su determinate terre appartenenti a un Comune, a una frazione o a dei privati. Essi sono detti promiscui quando vengono esercitati su terre di altro comune o frazione, in concorso con i residenti.

L’origine dell’istituto deriva dal diritto di utilizzo esercitato in forme diverse (pascolo, legnatico, erbatico, ecc.) fin da tempi lontani e in certi casi forse anche dall’epoca preromana, sulle terre indivise e comuni di singole località del contado da parte di proprietari e possessori di fondi compresi entro i confini della stessa. Il regime delle terre comuni si perpetuò nel medioevo e nell’età moderna, ed è ancora attualmente in vigore.

Da quanto è risaputo, sull’abetina di Stroppo gravavano due usi civici promiscui, uno a favore del Comune di Acceglio, l’altro a favore del Comune di Marmora.

Per ciò che concerne il primo, stando a quanto riportato su un documento del 1840, “… la comunità di Acceglio, prima ancora del secolo XIV, aveva acquistato da quella di Stroppo il diritto di boscheggiare, ossia di appropriarsi delle piante deperite, di quelle abbattute dalle valanghe o dall’impeto dei venti, delle ramaglie, e di estrarre anche le ceppaie, nella selva detta il Boscasso (Buscass), propria di detta comunità di Stroppo”.

Tale diritto aveva però una contropartita, in quanto il Comune di Acceglio aveva l’obbligo di “… ristorare il Ponte detto Catena (Pont d’la Cheino) sul fiume Maira, sito sul territorio del Comune di Stroppo”. Si trattava di un ponte romano che conduceva per l’appunto alla zona del Boscasso. Tale ponte ora non esiste più, in quanto fu distrutto nel 1943 per cause belliche, e da allora non è più stato ripristinato.

Per suffragare il diritto di boscheggio il Comune di Acceglio fa riferimento a una pergamena datata 10 ottobre 1436 che però andò perduta “… quando nell’inondazione dell’anno 1810 la Maira essendosi introdotta nella Casa Comunale aveva distrutto gli archivi”.

Secondo la comunità di Stroppo, invece, il corrispettivo della manutenzione del Ponte della Catena sarebbe stato rappresentato dalla concessione della selva detta Stroppia al Comune di Acceglio (selva che si trova a monte di Saretto, nella zona nota come “Cascate di Stroppia”), e che in passato sarebbe appartenuta al Comune di Stroppo, anche se non vi sono documenti comprovanti questa asserzione.

Il contenzioso tra i due Comuni continuò per molti anni; allorché si rese necessaria la liquidazione di tale uso civico, le autorità competenti (Commissariato per la liquidazione degli usi civici per il Piemonte e la Liguria) diedero ragione alla comunità di Acceglio. Infatti una circolare di quel Commissariato, emanata a Torino il 15 aprile 1925, conferiva alla “comunità di Acceglio il diritto di boscheggiare nella Selva Boscasso, propria della comunità di Stroppo”. Sembra tuttavia che in seguito le due parti contendenti si siano accordate in altro modo, ossia il Comune di Stroppo avrebbe versato la somma di 5.000 Lire a quello di Acceglio, per cui quest’ultimo avrebbe perso il diritto di boscheggiare.

Finiva così la diatriba tra le due “comunità”, e cioè con l’affrancazione da parte del Comune di Stroppo della Selva Boscasso, mediante il versamento di una somma di denaro che certamente, riferita a quei tempi, non doveva essere di poco conto.

In modo diverso è invece stato liquidato l’uso civico a favore del Comune di Marmora, confinante con Stroppo, che gravava sempre sulla selva del Comune di Stroppo, però, questa volta, in località “Viulun”.

Pure in questo caso si fa riferimento a un documento (del 1436, tradotto nel 1905) su cui si legge che “nell’anno 1436 dopo Cristo, nel quattordicesimo giorno dall’imposizione assunta nell’anno stesso e nel diciottesimo di ottobre nel luogo di Stroppo della Valle di Macra del Marchesato di Saluzzo, contro la corte del Signor Aynaudi, presenti l’onesto uomo Signor Vietto Aynaudi, Religioso cappellano curato delle chiese parrocchiali del medesimo luogo di Stroppo, Ugone di Salomone, Guglielmo di Pestarino, ambedue di Celle, Giovanni di Giavelli di Castelmagno, testi prodotti e interrogati, Giorgio Aynaudi e Giacomo di Guglielmo in nome di Sindaco e come tale in nome della comunità del luogo predetto di Stroppo, Antonio Aynaudi, Magneto di Laynardi, Giovanni di Guglielmo e Giovanni di Ruberi, consoli dell’universalità predetta di Stroppo, e con alcuni altri buoni uomini della medesima universalità, tutti insieme radunati, non costretti, non ingannati, ma piuttosto prudenti, scienti e spontanei in nome di sé stessi e in vece dei singoli abitanti della già detta universalità, vendettero a Pietro Verneti di Marmora, della detta Valle di Macra, del medesimo Marchesato, nel nome di Sindaco della comunità del luogo predetto …”, “… il diritto in perpetuo di boscheggiare e puramente et impunemente in e sul confine sul territorio di Stroppo sul luogo chiamato Violone”.

Il prezzo per la vendita era stato fissato in “centoventi ducati di buon oro, di giusto peso e di lega legale”.

Anche in questo caso, allorché si rese necessario lo scioglimento della promiscuità del diritto di boscheggio esistente a favore degli abitanti dei due Comuni sulla selva Viulun (di circa 27 ettari), il Commissariato per la liquidazione degli usi civici diede ragione alla comunità di Marmora.

Si legge infatti su un decreto emesso a Torino il 13 aprile 1927 che “… accertato che da tempo immemorabile gli abitanti del Comune di Stroppo e Marmora esercitavano promiscuamente il diritto di boscheggio sulla selva anzidetta …”, il Commissariato “… assegna in piena proprietà al Comune di Marmora una porzione di terreno della superficie tra il quarto e il terzo dell’intero comprensorio …” e “ … nomina per la determinazione della linea divisoria il Geometra Carlo Tomatis di Cuneo”. “Dichiara infine tenuto il Comune di Stroppo a concedere al Comune di Marmora nell’appezzamento rimasto in sua proprietà il diritto di passaggio e di avvallamento, nonché di deposito del legname a fondo valle per essere trasportato sulla strada carrozzabile, e tenuto a sua volta il Comune di Marmora a corrispondere secondo la consuetudine il risarcimento dei danni arrecati nelle operazioni anzidette”.

Quindi nel 1927 il Comune di Stroppo aveva liquidato tutti i suoi usi civici promiscui, definendo così i suoi confini, i quali, da allora, rimasero immutati.

 

Gestione del bosco nel 1800

Taglio degli alberi

Nell’Archivio Storico Comunale sono stati reperiti gli atti attestanti il taglio di alberi a partire dal 1826.

Allorché il Comune di Stroppo aveva la necessità di effettuare dei tagli, tramite il Consiglio Comunale inviava una domanda al Prefetto di Cuneo, il quale concedeva l’autorizzazione all’Ispettorato Forestale del Dipartimento di Cuneo affinché provvedesse alla martellatura (ossia alla marchiatura) delle piante nella zona indicata dal Comune di Stroppo, sempre che ciò fosse compatibile con una corretta gestione selvicolturale. I criteri con cui l’Ispettore Forestale martellava le piante sono ad esempio indicati da un “Verbale per la scelta, martellatura e stima di 500 abeti bianchi nel Comune di Stroppo”, del 25 maggio 1891.

In quella data l’Ispettore Forestale martellò appunto 500 piante di abete bianco, scelte “…tra quelle più mature, capaci tutte di dare ottimo legname da costruire”, e comprendendo inoltre quelle “guaste e atterrate”.

Si riportano di seguito le “Condizioni da osservarsi nell’utilizzazione delle piante martellate”, manoscritto redatto a Stroppo, il 25 maggio 1891.

Il taglio dovrà cadere soltanto sopra le piante martellate rispettando il bollo impresso nella ceppaia. Per tal fatto resta severamente proibito di cambiare le predette piante con altre non martellate.

Il taglio dovrà eseguirsi poco al di sopra del marchio impresso sulla ceppaia, dirigendo la caduta delle piante negli spazi vuoti o più radi del bosco, al fine di non danneggiare il sottostante novellame.

I lavori in bosco non dovranno incominciare prima del levar del sole, né protrarsi oltre il tramonto. Durante i lavori resta proibita l’accensione del fuoco nel bosco, la quale soltanto potrà essere permessa in prossimità dei corsi d’acqua. In questo caso il fuoco dovrà essere spento completamente appena abbia servito alla cottura delle vivande, al quale unico scopo è permessa questa concessione.

Il taglio e trasporto del legname sui margini del torrente Macra dovrà aver luogo entro il periodo di mesi otto dalla data di autorizzazione.

Qualora il Comune, come ha già fatto altre volte, faccia eseguire il taglio per proprio conto, in questo caso dovrà nominare un rappresentante Comunale alla Direzione del taglio e trasporto del legname, il quale rappresentante oltre ad avere la piena facoltà di licenziare gli operai inesperti e di denunciare coloro che commettessero danni o non osservassero le presenti condizioni e quelle che verranno stabilite dal Comune, sarà responsabile della sua opera e direzione ai sensi dell’art. 19 della vigente legge forestale.

Eseguendosi il taglio e trasporto alla Macra per conto del Comune, il valore del legname sarà rappresentato da quello stimato (L. 7.490) più la spesa di atterramento, riduzione trasporto che alla fine dei lavori verrà a risultare.

Terminato il taglio ed il trasporto del legname, il Comune dovrà chiedere la corrispondente collaudazione entro il termine non maggiore di un mese.

 

Guardiaboschi

A proposito della gestione della “selva” e dell’importanza da questa rivestita nell’economia locale, un fatto, risalente al 1834, merita ancora di essere menzionato. Infatti, a partire da tale anno e fino al 1849, venne creato un “Guardiaboschi speciale”, allo scopo di “sorvegliare debitamente le selve”.

Frequenti a quell’epoca erano infatti i furti di piante eseguiti sia da abitanti del Comune di Stroppo, sia da abitanti dei comuni confinanti con l’abetina. Come “guardiaboschi speciale” fu individuato il messo comunale, che venne così a rivestire una duplice mansione.

Si riporta il “giuramento” con cui quest’ultimo accettava il nuovo ruolo: “ il sottoscritto dichiara e si obbliga che egli continuerà ad eseguire con tutta esattezza e puntualità i suoi doveri nella sua qualità di Messo e di Guardiaboschi speciale allo stipendio di L. 60 come serviente comunale e a L. 65 come guardiaboschi speciale” (1834).

 

Fluitazione del legname

In merito al taglio dei boschi, pochi si immaginano che a quell’epoca il trasporto del legname potesse avvenire mediante la fluitazione lungo il fiume Maira, fino ai Tetti di Dronero.

Si trattava di una forma di trasporto molto particolare, che richiedeva, per una corretta conduzione del legname lungo il percorso prestabilito, molto personale “pratico”, al fine di proteggere tutte quelle costruzioni (ponti, mulini, ecc.) ubicate lungo il fiume, e passibili quindi di subire dei danni in seguito all’urto dei tronchi. Questa forma di trasporto era comunque idonea per quei tempi, quando la viabilità e i mezzi di trasporto erano ancora di là da venire e la manodopera si trovava facilmente e a basso prezzo.

Si riportano le regole da rispettare nell’esecuzione del trasporto lungo il Maira, risalenti al 1839.

 

Norme da seguire per la fluitazione del legname lungo il fiume Maira.

1) Il numero dei tronchi da trasportarsi a galla si intenderà limitato a quelli indicati nel ricorso (= nella domanda) e la flottazione non verrà protratta inferiormente al solito termine, cioè ai Tetti di Dronero.

2) Il corpo dei legnami da trasportarsi dai concessionari dovrà avvenire dal primo momento in cui lo stato del torrente permetterà l’operazione di trasporto a galla. Potranno inoltre intraprendere l’operazione di flottazione non appena pagato l’atto di flottazione prescritto dall’art. 6 del Regolamento del 28/1/1834.

3) In qualunque ipotesi la flottazione sarà compiuta prima della metà di maggio.

4) Non si intende autorizzare la formazione di alcuna chiusa o altra opera d’arte sul torrente onde effettuare ed agevolare il trasporto a galla, perché il non averne i richiedenti nel loro ricorso rappresentata la necessità fa credere che questa necessità non esista.

5) Il numero delle persone pratiche da applicarsi alla condotta di legnami sarà tale che non vi abbia mai meno di due uomini per ogni 50 tronchi in cammino.

6) Oltre a ciò nell’atto del passaggio dei legnami e fino a tanto che tale passaggio sia compiuto si terranno per lo meno altri due uomini di aggiunta a ciascun edificio, od opera di chiusa, o di imbocco di derivazioni, a ciascun ponte ed in generale a qualunque altra opera di proprietà pubblica o privata la quale esiga che particolarmente si sorvegli alla sua immunità per qualsivoglia accidente. Questa condizione è particolarmente applicabile alla chiusa di derivazione ed all’imbocco del Canale dei Conigli proprio della Città di Dronero, come pure alle chiuse ed ai canali esistenti nel Comune di Cartignano e servienti al Molino e altri edifici del Signor Notaio Malpino, nella regione detta del Fornello.

7) Non solo i concessionari saranno in obbligo di aderire all’istanza fatta dalla Città di Dronero relativamente alla ricognizione dello stato della chiusa e dell’imbocco del sopracitato Canale dei Conigli prima che avvenga in quel punto il passaggio dei loro legnami, ma non potranno neppure rifiutarsi di addivenire sempre prima che il trasporto a galla succeda ad una simile ricognizione per tutti gli altri edifici di chiusa, canali, ponti, ripari esistenti sul torrente qualora ciò sia richiesto dai pubblici o privati proprietari, od interessati nella conservazione di quelle opere.

8) Un numero sufficiente di uomini o guardiani d’aggiunta sarà pure applicato al termine inferiore della flottazione per impedire che i tronchi lo oltrepassino e per regolarmente e prontamente estrarli dall’acqua.

9) Occorrendo sia prima di intraprendere la flottazione, sia nel corso della medesima, sia dopo il suo compimento, di fare dei depositi di legname sulle sponde del torrente, questi verranno effettuati in siti a cui non possono giungere le escrescenze (= le piene?), ed ove sia tolto ogni pericolo derivante da una asportazione violenta, disordinata e confusa.

10) Oltre alle prescrizioni tutte di cui ora ed oltre a quelle contenute nelle Regie Patenti del 28.1.1834, i concessionari si adatteranno all’osservanza di quelle maggiori cautele che i Sindaci dei Comuni sul cui territorio i legnami dovranno trascorrere si troveranno in grado di additargli per la più precisa assicurazione dell’innocuità dell’operazione.

11) I concessionari dovranno dichiarare nell’atto di flottazione quale che sia il marchio particolare che sarà apposto a ciascun tronco in caso di flottazione, e se in calce o in punta.

12) Saranno pure in obbligo di rendere avvertito questo ufficio del giorno preciso in cui intenderanno o potranno eseguire l’estrazione dall’acqua dei tronchi trasportati, ed il sito ove saranno depositati.

13) Di presentare a detta epoca, e prima ancora una formale dichiarazione dei proprietari o altre persone dalle quali hanno acquistato le piante, e da detta dichiarazione dovrà risultare il numero delle stesse piante, il sito e regione in cui esistevano, e dovrà inoltre essere vidimata dal Signor Sindaco.

14) E per ultimo gli stessi concessionari saranno tenuti in proprio, nel caso di non legittima provenienza delle piante, al pagamento di ogni indennità e multa, ed incorreranno nelle penali previste dall’art. 7 delle Regie Patenti del 28.1.1834.

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